Vietnam, la repressione quotidiana di attivisti e attiviste per i diritti umani

ROMA – Il governo vietnamita restringe in modo sistematico la libertà di movimento degli attivisti per i diritti umani e politici, afferma Human Rights Watch (HRW) in un recente report, “Relegati in casa: restrizioni della libertà di movimento degli attivisti in Vietnam”. Il dossier di 65 pagine analizza le violenze quotidiane subite da centinaia di persone da parte del governo. Per esempio, a molti è impedita la partecipazione a proteste, processi, conferenze stampa e incontri con personale diplomatico di altri Paesi. La ragione di questo report, si legge, è quella di sottolineare pratiche quotidiane e in apparenza meno gravi, che ledono la libertà personale. Queste pratiche sono spesso poco analizzate nei dossier internazionali sui diritti umani che si concentrano su violazioni più gravi.

Vietato espatriare. “Il governo vietnamita reprime i diritti fondamentali di queste persone e li espone a rischi costanti”, afferma Phil Robertson, Vice direttore della sezione Asia di HRW. “Tattiche come detenzione domestica, proibizioni e restrizioni alla libertà di espatrio per motivi fittizi sono utilizzate quotidianamente dalle forze nazionali e rappresentano gravi abusi dei diritti umani”, afferma. Sono frequenti, ad esempio, gli arresti e i fermi agli aeroporti e alle frontiere oppure il blocco dei passaporti e dei documenti di identità. Il campione di riferimento riguarda oltre 170 attivisti, blogger, dissidenti e i loro familiari e riporta incidenti avvenuti tra il 2004 e il 2021.

Arresti domiciliari. Ci sono poi gli arresti domiciliari in occasione di celebrazioni ed eventi importanti. Diverse testimonianze parlano di agenti in borghese davanti alle abitazioni, ma anche di serrature bloccate con il mastice o di barriere fisiche erette davanti alle abitazioni per impedire alle persone di uscire di casa. Nel gennaio del 2021, l’attivista Nguyen Thuy Hanh è stata agli arresti domiciliari per 10 giorni, giusto il tempo delle celebrazioni del Congresso del Partito comunista vietnamita. Molti attivisti ormai conoscono i rischi lasciano le proprie abitazioni prima dei grandi eventi, anche se spesso vengono intercettati.

Celebrazioni indisturbate. Anche la visita di dignitari stranieri fa scattare le misure restrittive. Nel maggio del 2016, Nguyen Quang A è stato bruscamente spinto dentro un’automobile e portato lontano dall’incontro programmato con Barack Obama, allora presidente degli Stati Uniti. “Sembra che il governo consideri un crimine la partecipazione di alcuni attivisti a eventi per la pace, la libertà e i diritti umani. Arresti domiciliari e violazione della libertà di movimento devono cessare immediatamente”, prosegue Robertson.

“Sicurezza nazionale”. Molto sensibile poi è il contatto con dissidenti in esilio, tanto che molte persone non possono lasciare il Paese neanche per viaggi privati – turismo, visite mediche. I motivi? “Ragioni di sicurezza nazionale” non meglio specificate. Non esistono elenchi ufficiali di persone cui è proibito espatriare, e chi è colpito dai divieti non sa quanto dureranno. Si tratta di gravi violazioni di diritti fondamentali di espressione e movimento. Tuttavia ben poche persone hanno ottenuto riparazioni, come prevede la legge internazionale per i diritti umani. “Gli attivisti incorrono in sanzioni e rappresaglie per il solo fatto di partecipare a certi eventi o semplicemente per volersi spostare. I partner commerciali del Vietnam, così come gli investitori, dovrebbero riconoscere e condannare queste quotidiane violazioni e fare pressione sul governo”, conclude Robertson.

 

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