«Cielo, terra e uomo»: l’universalità di Kengiro Azuma

Di tutti gli artisti che risposero al messaggio che Papa Montini rivolse loro, Kengiro Azuma (Yamagata, 1926 – Milano, 2016) è tra gli esempi più quieti e fulgidi di come il fertile dialogo tra arte e spiritualità travalichi una dimensione religiosa definibile come cristiano-cattolica per andare in direzione di una mistica cosmica e universale. È anche per questo che la mostra «Cielo, terra e uomo. L’universalità dell’arte di Kengiro Azuma», che ha inaugura ieri alla Collezione Paolo VI Arte Contemporanea di Concesio, si pone come il tassello di un percorso necessario alla valorizzazione e alla riscoperta del lavoro dell’artista agli occhi del grande pubblico.

La mostra

Le quaranta opere che compongono il percorso espositivo – realizzate dagli anni Cinquanta sino alla scomparsa del giapponese – ripercorrono alcune delle fasi salienti della carriera dell’artista che fu vicino a Paolo VI e al segretario di quest’ultimo, mons. Pasquale Macchi (per il cui tramite diverse sculture si trovano oggi conservate anche nella Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani).

Curata dall’architetto Anri Ambrogio Azuma, figlio dell’artista, dalla storica dell’arte Marcella Cattaneo, studiosa dello scultore, e dal direttore della Collezione, Paolo Sacchini, la mostra somma litografie, sculture, disegni, fotografie e maquette provenienti dai depositi del Museo bresciano e dall’Archivio Azuma.

Anri Ambrogio Azuma, figlio di Kengiro. Sullo sfondo il progetto ligneo del Crocefisso pensato per i Francescani di Sion – Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

I temi

Due i nuclei tematici: da un lato, il rapporto che legò l’artista a Giovanni Battista Montini, dall’altro l’illustrazione della genesi dell’opera «Goccia d’acqua MU-765», realizzata dall’artista per il Simposio Internazionale di Scultura che si tenne 1971 in Austria, ed emblema di quella fascinazione per il contrasto complementare – costantemente indagato per gran parte della sua carriera – che Azuma tradusse plasticamente in sculture bronzee dalle superfici lucide o opache, lisce o scabrose, piene o scavate.

Componente verticale. Grande rilevanza ha inoltre la componente verticale, cui l’artista affidava il compito di simboleggiare la tensione verso il cielo, l’infinito e l’universale. Significative, in questo senso, sono le due opere «MU-IMA» III e il suo positivo «MU-765p», che narrano di come Azuma avesse individuato nella forma a goccia la sintesi perfettamente compiuta di quel trascendente che si colloca nel cielo, ma i cui effetti tendono inesorabilmente verso la terra.

Il rapporto dello scultore con Papa Paolo VI è invece testimoniato dal progetto ligneo a grandezza naturale del «Crocefisso», pensato per il convento dei frati Francescani di Sion (la versione definitiva si trova ai Musei Vaticani), e dalla scultura in bronzo e foglia d’oro raffigurante San Paolo, Saulo, folgorato sulla via di Damasco, appositamente realizzata per la mostra che nel 1977 fu organizzata in Vaticano per l’ottantesimo compleanno di Papa Montini.

Le fasi di studio 

Le molte opere grafiche, litografie a colori e disegni preparatori, che punteggiano l’allestimento in prossimità delle sculture risultanti, mostrano l’importanza data da Azuma alla fase di studio che precede le pratiche della fusione e del modellato. Centrale nel percorso espositivo, racchiusa all’interno di pareti che formano un emiciclo, è invece la ricostruzione dell’iter progettuale che portò l’artista a concepire l’installazione «Cielo, Terra e Uomo», da cui deriva il titolo della mostra, in occasione del simposio dedicato alla scultura di St. Margarethen.

Dalle fotografie dell’installazione e dai disegni preparatori emergono riferimenti allo studio del materiale e alla trattazione dello spazio, inteso come contesto non solo geografico ma anche spirituale. Al centro, un modellino in polistirolo ripropone la mappa del luogo con l’installazione di Azuma: tre coni in pietra bianca locale emergono dalla depressione naturale del terreno. Accanto si trova l’omaggio del figlio: installazione specchiante, realizzata con elementi in ferro, che ripropone l’immagine dei coni in formato stilizzato. Chiude il percorso il video che racconta la gestazione del lavoro e la poetica dello scultore, entrambe costantemente vocati all’indagine della relazione tra le dimensioni terrena, umana e trascendente.