Motta venerdì in concerto alla Latteria Molloy

I profughi della canzone con la quale vinse – insieme a Nada – la serata dei duetti al Festival di Sanremo 2019, sono gli africani che tentano la sorte sui barconi, ma con quegli altri profughi protagonisti da settimane delle prime pagine dei quotidiani e di ogni telegiornale e talk show, è inevitabile chiedere a Motta (che si esibirà dopodomani, venerdì, nella nostra città) di «Dov’è l’Italia»: «Quel brano – ricorda il trentacinquenne cantautore pisano – non fu capito subito, in pochissimi dopo averlo ascoltato si erano resi conto che trattasse degli sbarchi. L’ispirazione mi era arrivata da un pescatore che avevo conosciuto a Lampedusa: mi raccontò che una notte, mentre stava pescando, aveva sentito in lontananza delle voci che ripetevano la stessa domanda, “Dov’è l’Italia?”».

Fa un certo effetto, soprattutto di questi tempi, anche vedere il giovanissimo Leon Faun imbracciare un fucile in una scena del film di cui Motta ha scritto la colonna sonora, «La terra dei figli», uscito lo scorso anno e ambientato in un Veneto immaginario dopo una catastrofe che ha lasciato pochi sopravvissuti: «Vuole sapere come sto vivendo questi giorni terribili? Credo come tutti, però mi preoccupano in particolare gli effetti che questa grande paura possa avere sugli adolescenti e la loro socialità. Senza dimenticare che abbiamo alle spalle due anni di pandemia…».

La pandemia, già. Motta, come si sente alla vigilia dell’inizio del suo tour, che prenderà il via proprio domani da Bologna? «Mi sento bene, la dimensione live d’altro canto è quella a me maggiormente congeniale, basti dire che il mio primo disco da solo (“La fine dei vent’anni”, al quale sono seguiti “Vivere o morire” e “Semplice”, ndr.) è arrivato dopo anni e anni che facevo musica dal vivo – spiega Francesco -. Spero inoltre che questa sia una ripartenza vera, tant’è che abbiamo optato per una scaletta un po’ più spinta delle precedenti».

Il concerto bresciano si terrà nella Latteria Molloy di via Marziale Ducos 2/b, in città; apertura alle 20 e inizio alle 22; i biglietti si possono acquistare su https:link.dice.fm/r8718652bb6e, e al primo piano sarà aperto il servizio ristorazione (prenotazioni telefonando al 347.9367391).

Insieme a Motta, che oltre a cantare suonerà la chitarra acustica e le percussioni (dopotutto, non iniziò come batterista?), saliranno sul palco Giorgio Maria Condemi (chitarre), Carmine Iuvone (violoncello), Matteo Scannicchio (tastiere e elettronica), Francesco Chimenti (basso e violoncello), per finire con Cesare Petulicchio alla batteria.

La scaletta “più spinta” costituirà una sorta di summa della carriera solista di Francesco: non soltanto l’ultimo lavoro (il già citato «Semplice», pubblicato nel 2021), ma anche sei anni di canzoni, dischi e concerti. E, a proposito, a quando il prossimo album? «Sicuramente non nel 2022 – mette le mani avanti Motta -, però di cose nuove ne ho scritte, e aggiungo che sono nuove in molti sensi». Insomma, il 2023 potrebbe essere l’anno del “nuovo” Motta.