Raccolta fondi per il sistema umanitario, c’è una domanda che si fa spesso: “Quanto va alle spese generali?”

ROMA – Sul quotidiano Avvenire di qualche giorno fa è apparso un articolo di Valerio Melandri, che pone un tema assai importante legato al Fundraising, all'”arte” cioè della raccolta fondi per la Cooperazione Internazionale e, più in generale, per il complesso e variegato sistema umanitario. Il tema posto parte da una domanda assai frequente, quando si parla di Fundraising: “Se dono 100 quanto va a finire a beneficio di chi voglio aiutare?”. Si tratta di un argomento posto con largo anticipo da Melandri per annunciare di fatto il Festival del Fundraising,  che si terrà al Palariccione (a Riccione, appunto) il 6, 7 e 8 giugno prossimi. Va ricordato, infine, che Valerio Melandri è considerato un po’ il pioniere dell’inserimento della disciplina “fundraising” nelle università italiane; è docente di Principi e Tecniche di Fundraising e direttore del Master in questa materia presso l’Università di Bologna. Attualmente è anche professore invitato presso la Columbia University di New York. Ecco dunque uno stralcio del suo articolo.

————

Le domande che non aiutano a comprendere. Ci viene insegnato che le migliori organizzazioni nonprofit sono quelle che hanno basse spese generali, e se sono le migliori saranno anche le più efficienti. Ma, quando – per esempio – andiamo a comprare un paio di scarpe da corsa non pensiamo «prima comprare le scarpe, voglio sapere che percentuale del prezzo di vendita è destinata alle spese generali». Questo invece è esattamente quello che facciamo con le organizzazioni nonprofit. Siamo fieri di donare a un’organizzazione che ha delle basse spese generali senza sapere nient’altro di quell’organizzazione. Penso che sia sbalorditivo come noi, esseri umani, possiamo essere totalmente inconsapevoli di cose ridicole. Il 76% degli italiani prima di donare soldi ad un’organizzazione nonprofit si chiede «quanto di quello che dono andrà alla causa e quanto rimarrà all’organizzazione per le spese generali?». Solo il 6% si chiede se la donazione fatta avrà un effetto positivo sulla risoluzione del problema che l’ente sta affrontando.

I veri obiettivi da raggiungere. Dunque, la maggior parte degli italiani si pone una pessima domanda. Pessima perché nasconde il vero obiettivo delle organizzazioni nonprofit, che non è spendere poco, bensì risolvere problemi come la fame nel mondo, la povertà, le malattie, la solitudine di un anziano o la sofferenza di un bambino. Se questa è una pessima domanda, perché allora continuiamo a farla? Perché così ci hanno insegnato. Lo insegnano gli organi di controllo, ci formano i mass media, ci formano le stesse organizzazioni nonprofit che continuano a dire ai donatori «le nostre spese generali sono molto basse».

E’ così che si crea un circolo vizioso. E in questo modo si mina il settore nonprofit, perché meno spese generali vuol dire meno investimenti e quindi meno crescita. Bisogna invece trasformare il pensiero dei donatori riguardo al fundraising: si tratta di cambiare profondamente tutto ciò che ci è stato insegnato. Occorre lasciare alle realtà nonprofit maggiore libertà nell’utilizzo dei soldi, in modo che riescano a raccogliere maggiori somme di denaro e non perdano la speranza di risolvere almeno una parte della gigantesca mole di problemi che devono affrontare. Già fanno un lavoro eccellente con pochissime risorse a disposizione e, per questo motivo, hanno bisogno di maggiore libertà, per poter raggiungere risultati ancora migliori.

Argomenti

Leggi anche