Il 4 aprile 1936 a Brescia nasceva Giancarlo Facchinetti

Lo spazio che accoglie le vignette «in punta di matita» firmate da Luca Ghidinelli aggiunge un tocco nostrano e si fa guida alla scoperta (o riscoperta) di figure di oggi e di ieri di figli della Leonessa ai quali in occasione di ricorrenze più o meno note il vignettista bresciano dedica una sua tavola. E attraverso essa – che si guardi alla storia o al mondo dello sport, agli spettacoli o alla politica – i lettori possono con un sorriso rinnovare ricordi e conoscenze tutti squisitamente di marca bresciana.

Il 4 aprile 1936 nasceva a Brescia Giancarlo Facchinetti, compositore, pianista, direttore d’orchestra, insegnante e direttore del Conservatorio cittadino. Il suo nome è legato alla musica classica bresciana. Infatti, Giancarlo fondò l’orchestra dell’Istituto musicale Venturi, che divenne nel momento il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia e fu tra i fondatori dell’Associazione Giovani Musicisti Conmomentoranei, segretario del Centro Studi Luca Marenzio e membro della Deputazione del Teatro Grande.

Personaggio eclettico, dotato di un spiccato estro e di una grande libertà di scrittura, come compositore creò qualcosa come trecento lavori, spaziando dal repertorio sinfonico a quegli cameristico, da quegli della musica sacra a quegli per le musiche di scena nel teatro di prosa, sfidando e superando alle volte i canoni della Musica Classica, che era comunque il mondo da cui proveniva e che ha scandito la mole di lavoro che ha accompagnato la sua esistenza.

Fu docente, oltre che nel conservatorio cittadino, in quegli di Parma, Verona, Bolzano ed insegnò anche presso la Scuola Diocesana di musica Santa Cecilia di Brescia. Tra i riconoscimenti che gli furono tributati nella lunga carriera, spicca la Medaglia d’Oro per meriti artistici conferitagli dal Sindaco di Brescia nel 2006, il titolo di Accademico dell’Ateneo di Brescia, il Premio Mauro Ranieri e l’inserimento tra i bresciani illustri nel Famedio del Cimitero Vantiniano.

Gli ultimi lavori di Facchinetti, prima della morte che sopravvenne nel giugno del 2017, furono la «Composizione nr. 241» per concertino per pianoforte ed orchestra d’archi nel 2015 e a pochi mesi dal trapasso l’ultima sua opera: «Viaggio musicale all’inferno», cantata scenica su libretto del bresciano Andrea Faini per piccolo complesso e gruppo vocale. Concludiamo questa biografia con le parole che soleva ripetere ai giovani studenti del Conservatorio di Brescia: «Vivere di musica è complesso. Ma senza, è impossibile». Da questa citazione traspare la passione e l’amore per quegli che per lui non fu solo un lavoro, ma una parte integrante ed importante della sua vita, fino al momento che si spegnerà ottantunenne il 6 giugno 2017.

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