Palermo, il post su Facebook: la mafia non c’entra, scarcerato

Un imputato era finito in cella, ma il Tribunale ha accolto il ricorso della difesa

PALERMO – Il post su Facebook rappresentò sì una violazione del divieto di comunicare con l’esterno, ma non tanto grave da giustificare l’arresto.

Il Tribunale del Riesame ha depositato la motivazione del provvedimento con cui ha annullato l’aggravamento della misura cautelare – dai domiciliari al carcere – imposta dalla Corte di appello di Palermo ad Antonio Vaccarella.

Lo scorso dicembre Vaccarella, che sta scontando una condanna a sei anni inflitta in primo grado per droga, posta su Facebook un commento sull’articolo di un giornale locale che racconta l’arrivo a Isola delle Femmine dell’attore e modello Can Yaman.

Il post incriminato

Vaccarella scrive: “Pare che hanno aperto il pollaio al cimitero (era la location per le scene di un film) itivinni a lavari i piatta pezzi di lordi”.

Per i magistrati della Procura generale le sue frasi rappresentavano un tentativo esplicito, come si leggeva nell’ordinanza, “di rivendicare una funzione di controllo del territorio per il tramite dei social media, probabilmente in vista di una più tranquilla e agevole estrinsecazione delle attività criminali in quei territori ed il tentativo di condizionare attraverso i social le coscienze e le comuni opinioni in ambito locale”.

Si faceva un chiaro riferimento alla “organizzazione mafiosa” come se “la prolungata presenza di troupe, attori, organi di stampa e rappresentati delle varie istituzioni culturali locali” potessero essere considerate da ostacoli agli equilibri criminali.

L’avvocato Elena Gallo

L’avvocato Elena Gallo ha fatto ricorso, contestando alla radice il provvedimento. Non gradiva il delirio dei fan. Che c’entra la mafia?

Il Tribunale lo scagiona

Il Tribunale presieduto da Antonia Pappalardo ha dato ragione alla difesa. Si è trattato “di un commento a un post di un altro utente, quale appunto un quotidiano locale, non già un post direttamente pubblicato dal proprio profilo quale messaggio diretto ai propri contatti, con ciò desumendosi che l’intenzione precipua del Vaccarella non fosse quella di dare comunicazioni a terzi”.

Che non ci fossero in ballo interessi illeciti si comprende anche dal fatto che il post di Vaccarella su Facebook era riferito ad un precedente commento in cui un utente social si diceva offeso dall’atteggiamento dei fan: “schifiuuuu come fanno mi sento offesa quello che può pensare che in Sicilia ci sono tante galline in calore”). Nessun riferimento “al controllo del territorio o al traffico di stupefacenti”.

Infine non c’è alcuna certezza che il post sia opera di Vaccarella. Potrebbe essere stato il figlio a scriverlo.

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