Paolo Crepet e il commento crudele per “Adolescence”

La miniserie “Adolescence” ha conquistato il pubblico e sollevato un acceso dibattito. Paolo Crepet critica duramente il fenomeno, ponendo interrogativi inquietanti sul ruolo dei media e della società.

La televisione e il cinema hanno sempre avuto il potere di accendere riflessioni profonde nella società, e “Adolescence” non fa eccezione. La miniserie, ideata da Jack Thorne e Stephen Graham, ha rapidamente scalato le classifiche su Netflix, diventando uno dei titoli più discussi dell’anno. Con un numero di spettatori record nel Regno Unito e un’eco internazionale, la serie ha conquistato sia il pubblico che la critica grazie alla sua rappresentazione cruda e spietata della realtà adolescenziale.

"La spettacolarizzazione del disagio giovanile": la critica spietata di Paolo Crepet
“La spettacolarizzazione del disagio giovanile”: la critica spietata di Paolo Crepet

Tuttavia, non tutti ne celebrano il successo: tra le voci più critiche spicca quella di Paolo Crepet, noto psichiatra italiano, che ha espresso un giudizio severo su ciò che considera un prodotto sintomatico di una società in declino. Le sue parole hanno scatenato un acceso dibattito, portando alla luce questioni fondamentali sull’influenza dei media e sul ruolo educativo degli adulti.

“La spettacolarizzazione del disagio giovanile”: la critica spietata di Paolo Crepet

La miniserie “Adolescence”, creata da Jack Thorne e Stephen Graham, ha scosso il panorama televisivo internazionale, diventando in pochissimo tempo uno dei titoli più seguiti su Netflix. Con un’audience che ha raggiunto i 6,45 milioni di spettatori solo nel Regno Unito per la sua prima puntata, secondo quanto riportato dalla BBC, la serie ha stabilito un nuovo record per un programma in streaming nel paese. Questo successo è tanto più sorprendente considerando l’argomento trattato dalla serie – un omicidio a scuola ispirato a fatti realmente accaduti – e il suo tono decisamente pesante e drammatico.

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Nonostante i numerosi elogi ricevuti da critica e pubblico, non sono mancate le voci critiche. Tra queste spicca quella di Paolo Crepet, noto psichiatra italiano che non ha esitato a esprimere una posizione fortemente critica nei confronti della serie. Secondo Crepet, il successo di “Adolescence” rappresenta un campanello d’allarme sulla brutalità della nostra società. L’idea che un assassinio tra adolescenti possa essere considerato intrattenimento è per lui indicativo del degrado sociale in cui ci troviamo.

In una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, Crepet ha dichiarato apertamente di non aver visto la serie e di non avere alcuna intenzione di farlo in futuro. La sua critica si estende oltre il contenuto specifico della miniserie per toccare tematiche più ampie legate all’impatto delle piattaforme digitali sulla società contemporanea: “Non intendo ingrassare alcuna piattaforma digitale che, peraltro, in linea generale ritengo responsabile del degrado sociale cui stiamo assistendo”.

Le parole di Crepet hanno acceso ulteriormente il dibattito su come i media influenzino la percezione della realtà e sul ruolo dei genitori nell’educazione dei figli nell’era digitale. Lo psichiatra punta il dito contro gli adulti che si comportano come adolescenti sui social media, pubblicando contenuti frivoli anziché mobilitarsi su questioni socialmente rilevanti come il femminicidio. Secondo lui, questa mancanza di responsabilità ed educazione consapevole rende impossibile formare giovani capaci di affrontare con maturità le sfide del mondo reale.

La provocazione lanciata da Crepet solleva interrogativi fondamentali sull’impatto culturale delle narrazioni mediatiche e sul ruolo educativo degli adulti in una società sempre più digitalizzata. La popolarità senza precedenti di “Adolescence” evidenzia una sete insaziabile del pubblico per storie complesse e sfaccettate che riflettano le oscurità della condizione umana; tuttavia, secondo lo psichiatra italiano questo interesse rivela anche una preoccupante desensibilizzazione verso tematiche estremamente delicate.

In questo contesto complesso dove intrattenimento ed educazione si intrecciano indissolubilmente con le dinamiche sociali contemporanee, la voce critica di Paolo Crepet invita a una riflessione profonda sui valori che vogliamo promuovere nella nostra società attraverso i media digitali.

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