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Adozioni, crollano le domande? “Occorre abolire il passaggio nei Tribunali dei Minorenni per ottenere l’idoneità”

SAN GIULIANO MILANESE – La parole sull’adozione espresse da Papa Francesco durante la prima udienza generale dell’anno hanno lasciato il segno. E non poteva essere altrimenti, vista la chiarezza della presa di posizione e il “pulpito” dal quale sono arrivate: “Non bisogna avere paura di scegliere la via dell’adozione, di assumere il ‘rischio’ dell’accoglienza”, ha dichiarato il Santo Padre, il quale non si è fermato qui, ma ha espressamente invitato le istituzioni a vigilare sulle adozioni e a semplificarne l’iter.

Una semplificazione possibile. All’indomani delle parole di Papa Francesco, al di là di qualche sterile questione sollevata sull’accenno ai cani e i gatti, che nulla hanno a che fare con il senso vero del messaggio papale, su tutti i giornali e i siti sono apparsi una gran quantità di articoli che sottolineavano l’urgenza della questione, non mancando di ricordare come il crollo delle domande di adozione sia ormai in atto da anni. “Peccato che – si legge in una nota di Ai.Bi. Amici dei Bambini diffusa oggi – in tutti questi articoli, praticamente nessuno provasse a suggerire una possibile strada da seguire per lo meno per cercare di invertire il trend. Non una parola che, prima ancora che parlare di burocrazia, costi, tempi… provasse a partire dal soggetto ultimo a cui l’invito del Papa era rivolto: le famiglie. E le famiglie, prima di tutto, hanno bisogno di tornare a credere nell’adozione, appigliandosi a qualcosa di concreto che, da una parte, possa dare un segnale importante, dall’altro possa effettivamente imprimere un nuovo passo a tutto l’iter adottivo”.

Togliere quel passaggio inutile. Un’idea, Ai.Bi. mostra di averla sostenendola anche da molto tempo: togliere il passaggio “inutile” dei Tribunali dei Minorenni per concedere l’idoneità all’adozione internazionale. Una prassi che “fa perdere tantissimo tempo e che nulla aggiunge all’iter e l’istituzione stessa dell’adozione. Anzi – si legge ancora nel documento – spesso è un segno dell’anti-cultura dell’accoglienza. Si ritiene sufficiente che, al pari di quanto avviene nella quasi totalità dei Paesi europei, l’idoneità all’adozione sia rilasciata con provvedimento amministrativo agli stessi Servizi Socio-Assistenziali degli Enti Locali. D’altra parte, gli stessi Tribunali, per concedere l’idoneità, incaricano i Servizi competenti in materie psicosociali e, successivamente, decidono sulla base di quanto questi riportano, allungando la trafila dei controlli e, in non pochi casi, finendo per innescare prassi scandalose, come quelle dei decreti vincolati che tante volte finiscono per porre dei paletti che, di fatto, rendono impossibile l’adozione stessa”.

Non si rispetto il bene del minore. “È risultato più volte evidente, per esempio – spiega Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini – come i vincoli imposti dai Tribunali dei Minorenni sull’età dei bambini adottabili dalle coppie non rispecchiassero assolutamente le esigenze che provengono dalla ‘domanda’ di famiglia da parte dei minori in stato di adottabilità”. Di fatto, quindi, i decreti vincolati non rispettano la prevalenza del bene del minore, che dovrebbe sempre essere messa al primo posto.

L’Italia e Belgio unici Paesi a richiedere quel passaggio. Si dice tante volte di “adeguarsi a quanto fa l’Europa”, eppure, oggi, l’Italia è, con il Belgio, l’unico Paese rimasto a richiedere il passaggio dal Tribunale dei Minorenni. Tutti gli altri Paesi europei hanno da tempo sostituito l’idoneità giudiziaria con quella amministrativa, più adatta a fotografare la disponibilità e le caratteristiche della coppia candidata alla adozione. Qualcuno teme che questo possa “allentare” i controlli sulle coppie, ma il problema non si pone, dal momento che, comunque, le coppie passano attraverso i Servizi Sociali e tutte sono chiamate ad affidarsi a un Ente Autorizzato. Si introduca, piuttosto, l’obbligo della formazione per le coppie proprio da parte di questi enti, in modo che i genitori adottivi che presentano domanda di disponibilità siano chiamati a frequentare, oltre a ciò che prevedono i singoli servizi sociali, anche un corso di formazione organizzato da un ente autorizzato, verificato e approvato dalla CAI, la Commissione per le Adozioni Internazionali.

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