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Brasile, Bolsonaro brucia l’Amazzonia: in tre anni sono aumentati incendi, deforestazione e conflitti e l’Europa rischia di essere complice

ROMA – L’Amazzonia è sotto attacco. La deforestazione è aumentata del 75,6% dal 2019 ad oggi, ovvero da quando Jair Bolsonaro è al potere. Lo afferma un recente report di Greenpeace, “Uomo pericoloso, accordi pericolosi”. Bolsonaro è tristemente noto alla cronaca per le sue posizioni negazioniste sul cambiamento climatico, e la sua squadra di lavoro non è da meno. L’ex-ministro dell’Ambiente Ricardo Salles aveva dichiarato nel 2019 che il Brasile ha sofferto per molti anni di un “problema ecologico legato ai temi ambientali”. Salles si è dimesso nel 2021 perché al centro di una vicenda giudiziaria su esportazioni illegali di legname.

La deforestazione. I dati raccolti da Greenpeace provengono dall’Istituto Brasiliano di ricerche spaziali (INPE). Nel 2019, si legge nel report, il tasso annuo di deforestazione in Amazzonia era di 7.536 km2. Tre anni dopo, l’INPE ha annunciato che, tra agosto 2020 e luglio 2021, sono stati distrutti 13.235 km2 di Amazzonia: una crescita del tasso di deforestazione di oltre il 75% rispetto al 2018.

Terra, incendi, conflitti. Alla deforestazione si aggiungono gli incendi, che sono aumentati e che sono spesso di natura dolosa. Il motivo è sempre legato al profitto: cambiando la destinazione d’uso del suolo (cioè rimuovendo la vegetazione autoctona) è possibile convertire i terreni alle attività estrattive e di agricoltura industriale e costruire infrastrutture. L’INPE ha registrato un incremento del 15% nella zona del Cerrado e del 218% nel Patanal, la zona umida più grande del mondo. Con l’aumentare delle controversie legate alla terra aumentano i conflitti violenti. Secondo la Commissione Pastorale della Terra, nei primi due anni di governo Bolsonaro c’è stato un aumento del 40% dei conflitti che spesso hanno provocato vittime. Circa la metà di questi riguardano popoli indigeni. Nel 2020 i conflitti sono stati 1576, il dato più alto dal 1985.

Emissioni di gas serra. La naturale conseguenza di incendi e attività industriale è il rilascio di grandi quantità di CO2. L’Osservatorio sul clima brasiliano, composto da 50 organizzazione non governative, ha prodotto una ricerca che mostra come le emissioni siano aumentate del 9,5% dal 2019 ad oggi. Nel 2020, sono state emesse oltre 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.

I rapporti con l’Europa. Nonostante tutto, gli affari sono affari. I rapporti commerciali Europa-Brasile sono stretti e duraturi: l’EU è il secondo maggior partner commerciale del Brasile, il secondo grande importatore di soia e uno tra i maggiori importatori di carne bovina. A cementare i rapporti potrebbe arrivare la firma definitiva dell’accordo EU-MERCOSUR, un trattato di libero scambio che preoccupa le associazioni ambientaliste e non solo. Greenpeace, CIDSE e Misereor hanno analizzato la bozza dell’accordo da un punto di vista legale e hanno riscontrato gravi mancanze in materia di protezione dei diritti umani, controllo sull’ambiente e sul cambiamento climatico. Maggiori dettagli sul sito della coalizione Stop Eu-Mercosur.

“In UE i prodotti legati a deforestazione e ad abusi”. I Paesi del MERCOSUR sono, oltre al Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Venezuela (attualmente sospeso), circa 300 milioni di persone per 15 milioni di km2 di estensione. Qui si produce il 63% della soia mondiale e si hanno le maggiori produzioni di caffè, mais, ferro, carne bovina e di pollo. Un accordo con l’Europa “rischia di inondare il mercato europeo di prodotti legati alla deforestazione e alla violazione dei diritti umani, come la carne, favorendo settori che aggravano la crisi climatica”, afferma Martina Borghi, responsabile Campagna Foreste di Greenpeace Italia.

Le lezioni del 2022. Una seconda amministrazione Bolsonaro sembra improbabile. Secondo i sondaggi il suo indice di gradimento è precipitato al 23%. Al contrario, l’ex presidente del Partito dei Lavoratori (PT) Luiz Inácio Lula da Silva registra il 48% delle intenzioni di voto. Lula ha governato il Paese dal 2003 al 2010 ed è tornato al centro della scena politica lo scorso anno, quando sono cadute le condanne che pesavano su di lui. Tuttavia, la partita non è affatto decisa. Bolsonaro ha messo in dubbio in diverse occasioni l’affidabilità del sistema di voto elettronico, e preme per adottare un sistema misto, minacciando di non riconoscere il voto delle elezioni in caso contrario.

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