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Acqua, in Siria è quasi emergenza: infrastrutture danneggiate e risorse idriche insufficienti, con forti rischi igienici

MILANO – Dal 2014, con l’intensificarsi del conflitto, L’ONG WeWorld  lavora in Siria per garantire assistenza umanitaria alla popolazione e agli sfollati interni nella zona di Aleppo, nell’area rurale di Damasco e a Deir-ez-Zor, con progetti di sviluppo legati all’educazione e all’acqua. Si opera dunque per sostenere le categorie sociali in difficoltà, come i rimpatriati, le ragazze e i ragazzi tra i 5 e i 17 anni, con particolare attenzione ai disabili e ai bambini. L’Organizzazione è italiana, indipendente ed è attiva in 25 Paesi, Italia compresa, con progetti di Cooperazione allo Sviluppo e Aiuto Umanitario per garantire i diritti delle comunità più deboli, delle donne, delle bambine e dei bambini.

L’emergenza-Acqua. In Siria le infrastrutture per la gestione dell’acqua sono state danneggiate, inoltre le risorse idriche sono spesso insufficienti, in termini quantitativi e qualitativi, e l’educazione all’igiene personale della comunità è inadeguata. Gli interventi di WeWorld mirano ad aumentare l’accesso all’acqua potabile per le comunità più vulnerabili attraverso la riparazione delle infrastrutture, la riabilitazione e l’attrezzatura dei punti di rifornimento idrico e la promozione di pratiche igieniche appropriate attraverso campagne di sensibilizzazione.  

Educazione: alto il tasso d’abbandono scolastico. In Siria il lungo conflitto ha avuto un impatto drammatico sulla qualità dell’istruzione e sulle infrastrutture scolastiche. Gli spazi protetti e adeguati all’attività educativa sono insufficienti e non riescono ad accogliere tutti gli studenti. Interveniamo per riabilitare le infrastrutture e costruire nuove scuole. Le strutture sono pensate per essere inclusive e accessibili in termini di genere e di disabilità. Inoltre, le aule sono equipaggiate con materiale scolastico, come banchi e sedie. Nel paese il tasso di abbandono scolastico precoce è alto. Per questo abbiamo aperto centri per sostenere i giovani a rischio, realizzato campagne di sensibilizzazione sul reinserimento scolastico e sull’importanza dell’istruzione e attivato help-desk a supporti dei genitori e della comunità.  

Gli insegnanti non ci sono più. La guerra, inoltre, ha causato una forte carenza di insegnanti. Coloro che sono rimasti devono fare fronte alle esigenze di classi sovraffollate, con molti bambini affetti da disturbi legati a condizioni traumatiche. Per questo, ci siamo impegnati a fornire materiale didattico e organizzare corsi di formazione per docenti sui temi dell’apprendimento attivo, il supporto psicologico e l’educazione al rischio riguardo ordigni esplosivi, ordigni inesplosi e mine.   

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