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India, Hyderabad: 11 lavoratori migranti interni morti nel rogo del magazzino dove dormivano: c’è stato un corto circuito

HYDERABAD  (India meridionale – AsiaNews) – Almeno 11 persone sono morte carbonizzate in un incendio scoppiato nella notte del 23 marzo in un deposito di legname a Bhoiguda, un quartiere della città di Hyderabad, nello Stato meridionale indiano del Telangana, uno dei centri principali per l’industria tecnologica, con una moschea del XVI secolo, oltre che luogo di rilevanza storica e snodo mondiale per il commercio di diamanti. Le vittime sono migranti del Bihar, che lavoravano nella fabbrica: almeno in 15 abitualmente dormivano in due stanze del deposito. Solo due di loro si sono messi in salvo, un’altra persona è dispersa, mentre 11 corpi sono stati recuperati delle squadre di soccorso. Insomma, un altro esempio di come i diritti del lavoro e, più in generale, i basilari diritti della persona, siano così poco rispettati, nella cosiddetta “democrazia più grande del mondo”. 

Il corto circuito all’origine del disastro. All’origine dell’incendio vi sarebbe un corto circuito. “Sospettiamo che siano rimasti intrappolati ed abbiano inalato il fumo, prima di rimanere carbonizzati”, ha detto un ufficiale della polizia. I corpi erano talmente bruciati da rendere impossibile il riconoscimento. Gli esperti condurranno il test del Dna per identificarli e consegnarli alle famiglie. Questa tragedia ha suscitato molta emozione, ma anche tante domande sulle condizioni di vita delle migliaia di migranti che in India si spostano da uno Stato all’altro per trovare un lavoro. L’arcivescovo Felix Machado, segretario generale della Conferenza episcopale indiana (Cbci), commenta ad AsiaNews: “Il mio cuore piange la tragica morte di queste povere, indifese e sfortunate vittime del fuoco nell’incidente del deposito di legname. Sono sicuro che la Chiesa locale aiuterà le famiglie in lutto. Spero che questi incidenti possano essere prevenuti da un governo più attento alla sicurezza. Quella ai confini nazionali è certamente necessaria, ma anche la sicurezza all’interno del Paese è un indicatore di un buon governo”.

Le colpe di un governo insensibile. Dorothy Fernandes – una suora attivista sociale, che lavora a Patna dal 1997 con le comunità della periferia, con l’obiettivo di rendere le loro città inclusive – aggiunge: “È un altro incidente di cui è responsabile un governo insensibile. La vita umana è diventata senza valore. Hyderabad è una città hi-tech, le persone sembrano essere altamente istruite, perché – allora – non ci sono norme adeguate per la sicurezza? Il governo centrale ha promesso una somma in denaro alle famiglie che non avranno più accanto chi guadagnava loro da vivere. Perché, invece, il governo non promette di dare loro un lavoro sicuro? Abbiamo avuto troppi casi per credere che le promesse saranno mantenute, nonostante tutti i tipi di leggi sul lavoro in vigore. Questa è la più grande ingiustizia per le persone vulnerabili nella nostra società”.

* Nirmala Carvalho scrive per Asianews

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