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Etiopia, bloccati i convogli umanitari che portano aiuti essenziali nelle zone di guerra: il rimpallo delle responsabilità

ACCRA – Migliaia di morti, almeno 400.000 le persone sfollate, e ora la fame che rischia di provocare molte più vittime di quanto si possa prevedere. Ad oltre un anno dal conflitto nel Tigray, la situazione umanitaria si sta deteriorando. Lo dice l’ONU, lo dicono le Agenzie umanitarie, ma soprattutto lo testimoniano le vittime di questa guerra civile che sta impegnando – dal novembre del 2020 – l’esercito etiope, che risponde al primo ministro Abiy Ahmed, a cui si sono unite milizie etniche e truppe della vicina Eritrea e il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) che da tempo chiede l’indipendenza della regione all’estremo Nord del Paese.

Il blocco dei convogli umanitari. Ma al di là delle ragioni politiche il problema più palese e immediato è come raggiungere migliaia di persone che stanno soffrendo di fame e malnutrizione, bloccate e strette tra le parti avversarie. Bloccate proprio come quei convogli umanitari che non riescono ad arrivare a destinazione. Nonostante una recente “tregua” annunciata, il 24 marzo scorso, dal governo di Ahmed. Le autorità di Addis Abeba e ribelli del Tigray si accusano a vicenda di bloccare i convogli di aiuti umanitari che dovrebbero raggiungere questa regione dell’Etiopia settentrionale. La “tregua umanitaria illimitata” – così è stata definita – e che arriva a quasi 17 mesi dall’inizio del conflitto, avrebbe dovuto consentire “la libera circolazione degli aiuti umanitari” in questa regione minacciata ormai dalla carestia.

Senza rifornimenti da dicembre. Anche i tigrini avevano fatto sapere di voler rispettare questa tregua. Ovviamente, sono state stabilite condizioni: il governo ha chiesto il ritiro del TPLF dalle aree che occupa nelle regioni di Amhara e Afar e i ribelli hanno chiesto l’arrivo entro un “tempo ragionevole” degli aiuti umanitari. Ma da quell’accordo nessuno dei camion dei soccorsi attualmente posizionati a Semera, la capitale dell’Afar, ha ancora raggiunto il Tigray. È da dicembre che l’area non si riesce a raggiungere via terra e le Agenzie umanitarie sono state costrette a portare alcuni rifornimenti via aerea. Ma la situazione è diventata pesante e rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi quando si esauriranno le ultime scorte alimentari.

Il 90% della popolazione ha bisogno d’assistenza subito. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% della popolazione della regione ha urgente bisogno di assistenza. Il problema – hanno detto gli esperti di assistenza umanitaria – è che gli aerei trasportano meno merci e a 25 volte il costo dei convogli di camion. Ecco perché sarebbe indispensabile che gli accordi sulla tregua e sul passaggio dei mezzi fossero rispettati e non rimanessero solo proclami a beneficio della stampa internazionale. Sempre secondo le Nazioni Unite durante la prima settimana di marzo, solo 100 tonnellate di rifornimenti umanitari sono state trasportate via aerea a Mekelle, la capitale regionale del Tigray. Molto meno del necessario.

L’emergenza per l’accesso al cibo dei bambini. Si stima che nella regione circa mezzo milione di bambini non abbia accesso al cibo, di questi oltre 115.000 gravemente malnutriti. Purtroppo le rotte terrestri sono comunque assai pericolose a causa dei continui combattimenti e molte sono state chiuse dalle milizie che hanno preso il controllo di alcune aree. Intanto il governo etiope respinge le accuse di bloccare gli aiuti, incolpando invece i ribelli del TPLF, che a loro volta puntano il dito sul governo di Addis Ababa. In questo frangente un altro problema è dato dalla scarsità di carburante. Per molti mesi le forniture nel Tigray sono state bloccate o limitate e anche questo avrebbe frenato la circolazione dei mezzi umanitari, compresa la fornitura di medicinali. Su questo fronte si stima che siano necessarie 2.200 tonnellate di forniture sanitarie di emergenza per rispondere ai bisogni sanitari urgenti nella regione a Nord dell’Etiopia.

Quei 43 camion mai arrivati a destinazione. Finora ne sono state consegnate solo 221 tonnellate, appena il 4% circa del necessario. Intanto, come dicevamo, le parti in campo continuano a rimpallarsi le accuse. Il governo afferma che i 43 camion autorizzati di aiuti alimentari del World Food Programme (WFP) non sono potuti arrivare nel Tigray a causa della chiusura della strade di accesso all’area da parte dei combattenti del TPLF. Questi ultimi, dal canto loro, hanno detto che “in Tigray non è arrivato nessun aiuto umanitario” dall’annuncio della tregua e hanno denunciato le autorità etiopi di “false affermazioni”, accusando il governo “di spacciare resoconti fittizi” quando afferma che il TPLF “sta bloccando la consegna degli aiuti al Tigray”.

Una guerra giocata sulla pelle dei civili. Insomma, comunque sia, la guerra continua a giocarsi sulla pelle dei civili. Il WFP a gennaio aveva stimato che nel Tigray 4,6 milioni di persone, ovvero l’83% dei circa sei milioni di abitanti della regione, si trovavano in una situazione di “insicurezza alimentare”, mentre due milioni già soffrivano di una “carenza estrema di cibo”. Se gli aiuti umanitari continueranno a restare fermi nei container la situazione rischierà di diventare ancora più drammatica di quanto già sia. E tutto questo si aggiunge alla grave siccità che sta colpendo la regione. Secondo il WFP almeno 20.4 milioni di persone hanno bisogno di immediata assistenza nell’intero Paese.

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