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Autismo, come cambiare i percorsi di vita dei familiari e delle persone affette da questa grave patologia psichica

ROMA – Nel nostro Paese numerose ricerche affermano che l’1% della popolazione è affetta da autismo: 1 persona su 100, in altre parole almeno 600 mila individui, con altrettante famiglie interessate direttamente. L’incidenza dell’autismo è maggiore tra i maschi: le difficoltà nello sviluppo delle relazioni sociali e affettive, la ripetitività nei giochi e nei movimenti e i problemi nella comunicazione e nel linguaggio colpiscono in un rapporto stimato di circa 4 a 1, rispetto alle femmine. Di più: si stima anche che in 1 bambino su 77 (di età tra i 7 e i 9 anni) si presenti un disturbo dello spettro autistico.

Un’educazione inclusiva. Nella Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo – che si celebra oggi, 2 aprile – l’Anffas, quale associazione nazionale delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, comprese dunque le persone nello spettro autistico, ribadisce la necessità di realizzare una rete integrata di servizi che siano davvero in grado di garantire una presa in carico tempestiva, globale e continuativa sia della persona che dei suoi familiari. Assume così un aspetto assai importante il percorso educativo legato agli aspetti della salute, dell’inserimento sociale, del lavoro, del tempo libero. Un tema al centro del focus imposto quest’anno dalle Nazioni Unite, in attuazione del 4° Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030 per “fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”.

Conoscenze e competenze. “Come Anffas – dice il presidente nazionale dell’Associazione, Roberto Speziale – condividiamo il tema scelto dall’Onu”,proprio perché l’educazione inclusiva se realizzata, a partire dalla tenerissima età, contribuisce i cambiamenti delle traiettorie di vita delle persone nello spettro autistico.Si aumentano così le loro conoscenze e le competenze e si riescono a migliorare gli aspetti comportamentali e relazionali che sono alla base di ogni futuro miglioramento, anche negli altri e diversi contesti”. Per fare questo – si legge ancora nella nota diffusa dall’Anffas – occorre avere sia un corretto approccio culturale pienamente inclusivo, appunto, che si avvale di competenze elevate e eadeguate da parte di tutti is oggetti che interagiscono con le persone nello spettro autistico nel contesto scolastico, agendo in sinergia e in regime di corresponsabilità con gli operatori dei servizi abilitativi e riabilitativi, la famiglia e il territorio di riferimento.

Il blu su palazzi e monumenti non basta. Uno stato di cose ancora lungi dal diventare realtà – si legge in sintesi nella nota dell’Anffas – per cui non resta che l’auspicio affinché  ci sia presto un Piano educativo individualizzato coerente con il più ampio e complessivo Progetto di vita individuale. C’è in questo senso la previsione della nuova Legge quadro sulla disabilità e i provvedimenti in corso per completare la riforma della Buona scuola. “Se così fosse – conclude il presidente Speziale – si darebbe senso a quanto auspicato dall’Onu e si darebbe significato a questa Giornata non illudendo le persone nello spettro autistico e le loro famiglie che, colorando di blu per qualche minuto monumenti o facciate di palazzi, questo corrisponda a un reale cambiamento dell’assai complicata vita materiale delle persone con disabilità e dei loro familiari”.

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