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Siria, il rischio per la gente di saltare in aria per i terreni contaminati da mine inesplose: bloccate numerose attività

MILANO – Attività come l’agricoltura, la lavorazione del terreno o la raccolta dei rottami metallici, in Siria possono essere fatali. Nel Paese infatti – dove una guerra iniziata nel 2011 che ha visto contrapporsi coalizioni eterogenee di milizie armate, definite “ribelli” dalla stampa occidentale, contro l’esercito regolare del governo di Bashar al-Assad – una comunità su 3 vive in luoghi contaminati da mine e ordigni inesplosi. La crisi economica provocata dalla pandemia negli ultimi anni ha poi spinto molte più persone a correre dei rischi per generare un minimo di reddito. “Un intervento di formazione e sensibilizzazione su larga scala, sui rischi creati da mine e ordigni inesplosi è sempre più urgente”, dice Stefania Piccinelli, responsabile programmi internazionali di WeWorld, in occasione della Giornata internazionale per la sensibilizzazione sulle mine.

Più di 10 milioni di persone a rischio. Gli ultimi dati parlano di oltre 10,2 milioni di persone a rischio incidente in tutto il paese e solo nel 2021 si sono contate 805 vittime. Sono molti di più però quelli che hanno avuto incidenti non mortali. Tra i sopravvissuti 2 su 3 riportano danni permanenti e avranno bisogno di assistenza per tutta la vita. “Purtroppo questo è un rischio molto reale che riguarda da vicino le persone con cui lavoriamo nel paese – racconta Piccinelli – Le aree dove interveniamo (i governatorati di Aleppo e Deir-Ez-Zor) sono state duramente colpite dal conflitto e gli incidenti legati alle mine e ordigni esplosivi improvvisati (IEDs) sono molto frequenti”.

Ordigni nei capi, sulle strade, vicino alle scuole. Gli ordigni vengono ritrovati soprattutto nei terreni agricoli e nelle strade ma anche nei dintorni delle scuole, delle infrastrutture pubbliche e degli ospedali. “Tra chi ha incidenti con le mine – racconta lo staff che lavora sul campo – ci sono moltissimi bambini e bambine che riportano gravi ferite e mutilazioni. Questo, tra le altre cose, comporta grandi difficoltà nel tornare a scuola perché molte strutture non sono adeguate ad accogliere studenti disabili: non ci sono ci sono rampe o servizi igienici adeguati. Eppure l’istruzione dovrebbe essere un diritto di tutti e tutte”. Generalmente gli incidenti ai bambini avvengono mentre giocano: formare insegnanti e minori sui rischi che incontrano è dunque necessario. È per questo che WeWorld – in Siria dal 2011 con un focus sul settore dell’Educazione – negli ultimi anni ha deciso di aggiungere una componente di “Risk Education” per sensibilizzare e formare insegnanti, bambine e bambini sui rischi legati alla presenza di mine e ordigni inesplosi.

La formazione per 350 insegnanti. Negli ultimi 4 mesi, in coordinamento con il Ministero dell’Istruzione locale, WeWorld ha organizzato formazioni in Risk Education per 350 insegnanti, fornendo informazioni su come riconoscere ordigni inesplosi, come comportarsi per ridurre le conseguenze degli incidenti, e come discutere con i bambini di questi argomenti sensibili. Nel corso del 2022 più di 18.000 studenti saranno coinvolti in una campagna di sensibilizzazione, nella speranza che imparare di più sull’argomento e avere la possibilità di discuterne con i propri insegnanti li aiuti ad evitare i pericoli nella vita di tutti i giorni.

Quando i bambini danno consigli ai genitori. “Quando organizziamo le formazioni – conclude lo staff – il messaggio principale che cerchiamo di trasmettere è che devono mantenere sempre alta l’attenzione, anche mentre giocano. Raccomandiamo sempre responsabilità e di stare attenti ad oggetti strani che possono trovare per strada. Siamo molto felici quando sappiamo che i bambini danno ai genitori gli stessi consigli che noi diamo a loro: è la dimostrazione di un sistema che può aiutare a migliorare le cose”.

Il lavoro di WeWorld in Siria.

Ristrutturazioni di suole. L’Ong è presente nel Paese mediorientale dal 2011, ancor prima dell’inizio del conflitto, inizialmente con interventi nel settore educativo a favore dei rifugiati iracheni ad Aleppo. Dal 2014, con l’intensificarsi del conflitto, lavora per fornire assistenza umanitaria alla popolazione siriana e agli sfollati interni nella zona di Aleppo e Deir-ez-Zor con progetti legati all’educazione e all’acqua. In particolare, gli spazi protetti e adeguati all’attività educativa sono insufficienti e non riescono ad accogliere tutti gli studenti. Si interviene così per riabilitare le infrastrutture e renderle inclusive, accessibili per tutti, disabili compresi. Di più: le aule vengono dotate di materiale scolastico, banchi e sedie.

Molto alto il tasso d’abbandono scolastico. Nel Paese il tasso di abbandono scolastico precoce è alto. Per questo abbiamo aperto centri per sostenere i giovani a rischio, realizzato campagne di sensibilizzazione sul reinserimento scolastico e sull’importanza dell’istruzione e attivato help-desk a supporti dei genitori e della comunità. La guerra, inoltre, ha causato una forte carenza di insegnanti. Coloro che sono rimasti devono fare fronte alle esigenze di classi sovraffollate e con bambini e bambine vulnerabili. Per questo, ci siamo impegnati a fornire materiale didattico e organizzare corsi di formazione per docenti sui temi dell’apprendimento attivo, il supporto psicologico e l’educazione al rischio riguardo ordigni esplosivi, ordigni inesplosi e mine.

Cos’è WeWorld. E’ un’organizzazione italiana indipendente impegnata da 50 anni a garantire i diritti di donne, bambine e bambini in 25 Paesi, compresa l’Italia. Lavora in 170 progetti raggiungendo oltre 10,5 milioni di beneficiari diretti e 71,8 milioni di beneficiari indiretti. È attiva in Italia, Siria, Libano, Palestina, Libia, Tunisia, Burkina Faso, Benin, Burundi, Kenya, Tanzania, Mozambico, Mali, Niger, Bolivia, Brasile, Nicaragua, Guatemala, Haiti, Cuba, Perù, India, Nepal, Tailandia, Cambogia. Bambine, bambini, donne e giovani, sono gli attori di cambiamento in ogni comunità e sono i protagonisti dei progetti e delle campagne di WeWorld nell’ambito dei diritti umani, della parità di genere, della prevenzione e contrasto della violenza sui bambini e le donne, delle migrazioni, degli aiuti umanitari della sicurezza alimentare, acqua, igiene e salute, istruzione ed educazione, protezione dell’ambientale, l’educazione alla cittadinanza globale e il volontariato internazionale.

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