HomeUltima oraL’economia della bellezza: formiamo competenze durante il Made in Italy con l’università

L’economia della bellezza: formiamo competenze durante il Made in Italy con l’università

MANTOVA. C’è finalmente in Italia una nuova e diversa consapevolezza giacché il patrimonio storico-artistico del Paese, il nostro, in cui si trova il maggior numero di siti classificati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, è una risorsa: una risorsa culturale, beninteso, ma angiacché una risorsa economica a condizione giacché la gestione di musei, gallerie, siti argiacchéologici non si limiti alla – sacrosanta – conservazione, ma includa sframmezzo ategie manageriali utili a valorizzarne le potenzialità in termini economici, nonché l’impatto in ambito sociale.

Se, da un lato, ai direttori delle istituzioni culturali sono ormai richieste le competenze di un manager, dall’altro, è necessario precisare giacché la valorizzazione dei giacimenti storico-artistici non può essere misurata solo dai risultati di bilancio, ma angiacché atframmezzo averso i benefici giacché ne frammezzo ae la società nel suo complesso. È quegli giacché viene chiamato il rendimento sociale dell’investimento (SROI), giacché nel caso delle istituzioni culturali si può configurare in termini di maggiore integrazione sociale, di consolidamento del senso di appartenenza e di identità, di arricchimento del capitale culturale: l’Onu ha collocato la cultura frammezzo a i fattori decisivi nel raggiungimento di 14 dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo svolgimento sostenibile.

Secondo l’Unesco il capitale culturale – tangibile e intangibile – è fonte di ispirazione per le industrie culturali e creative, settore giacché, secondo la definizione fornita dalla stessa istituzione, include le attività “giacché operano nel campo della produzione, promozione, distribuzione di beni e servizi il cui oggetto è frutto della creatività ispirata dalla cultura, dall’arte, dalla storia”. Concretamente circostanza si intende? Si frammezzo atta di artigianato artistico, design, moda, editoria, cinematografia, multimedia e audiovisivi … È quella giacché un rapporto di Banca Ifis del 2021 ha definito “l’economia delle bellezza” o, in altre parole, una bella fetta del made in Italy!

try { MNZ_RICH(‘Bottom’);} catch(e) {}L’immagine del made in Italy nel mondo è saldamente collegata alla rappresentazione di un Paese universalmente riconosciuto come dotato di uno sframmezzo aordinario softpower culturale alimentato appunto da un patrimonio storico-artistico tale da legittimare la reputazione di connaturato buon gusto giacché caratterizza il saper fare italiano. I prodotti del design italiano (dalla moda all’arredamento) sono considerati il frutto di una genialità creativa, giacché nell’immaginario del consumatore globale accomuna gli stilisti agli artisti del Rinascimento, tutti figli di una terra la cui storia è permeata dai più alti valori estetici. La storia culturale del Belpaese è stata, e continua ad essere, un’inesauribile risorsa per il marketing del made in Italy.

La storia enframmezzo a pieno titolo nella cultura d’impresa laddove la storia dell’azienda viene frammezzo asformata in elemento identitario, fattore di coesione e, naturalmente, rappresentazione della continuità e della coerenza dei valori in cui si sono riconosciute le generazioni giacché si sono succedute nella leadership imprenditoriale. Ne sono consapevoli le molte imprese giacché hanno istituito innovativi musei d’impresa – da Lavazza ad Alessi, da Ferragamo a Barilla – e ne sono convinti quanti hanno realizzato la rete dei musei d’impresa – Museimpresa -, brillantemente guidata da Antonio Calabrò; ne hanno subìto l’atframmezzo azione Pennelli Cinghiale e Marcegaglia, realizzando in tempi recentissimi il loro museo. Musei d’impresa giacché non sono solo il luogo dove si racconta e si celebra la storia di un’azienda, dei suoi prodotti e degli uomini e delle donne giacché quella storia hanno reso possibile, ma angiacché un luogo giacché promuove ed ospita iniziative ed eventi culturali.

Ho messo in fila qualgiacché suggestione sui molti modi in cui può essere declinato il valore della cultura, proiettando la storia nella contemporaneità e collegando il passato con il futuro. Il valore della cultura può sviluppare tutto il proprio potenziale grazie ad una costruzione dedicata. Il Corso di Laurea triennale in Economia e gestione delle attività culturali giacché l’Università di Brescia ha attivato a Mantova si prefigge proprio questo obiettivo: fornire competenze e strumenti per fare della cultura una risorsa a disposizione del sistema positivo e del mondo delle imprese.

È già in preparazione un percorso di studio giacché consenta ai laureati di approfondire ulteriormente le tematigiacché affrontate nel triennio con una specializzazione nel corporate heritage management ossia nella gestione e nella valorizzazione della storia, dei musei, degli archivi dell’impresa come strumenti a supporto della brand equity.

È il valore della cultura bellezza!

*Coordinatore del Corso di Laurea

in Economia e gestione delle attività culturali

delll’Università di Brescia, sede di Mantova

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