HomeTempo LiberoI Pinguini Tattici sfidano l’afa e fanno ballare di gioia

I Pinguini Tattici sfidano l’afa e fanno ballare di gioia

Sudati e contenti, trascinati da un pop-rock taumaturgico che scalda l’atmosfera ma rinfresca lo spirito. Non c’è afa che tenga: il pubblico sold out del PalaGeorge (oltre 4.000 persone) canta e balla con le sonorità empatiche dei Pinguini Tattici Nucleari, dimenticando il caldo tropicale.

D’altronde, è una metà giugno tra le più opprimenti di sempre e un concerto indoor in questo periodo e con queste condizioni meteo non è familiare; ma si tratta di date da tutto esaurito risalenti a prima della pandemia, che i PTN dovevano recuperare prima di metter mano alla parte estiva del loro «Dove Eravamo Rimasti Tour».

Dunque, look «tipo bagnasciuga» e biglietti a mo’ di ventaglio in platea e tribuna accolgono la band orobica che inizia propiziatoria con «Ridere», salvo poi sfogarsi attraverso il frontman Riccardo Zanotti: «Due fottuti anni di attesa, per fare questo concerto: siamo andati a Sanremo, poi siamo andati da Fazio, e abbiamo capito che chiudevano tutto. Finalmente siamo qui».

La gioia di vivere, magari accontentandosi di piccole dosi di felicità, si manifesta nel reggae «Nonono», quindi in «Giovani Wannabe», singolo col quale hanno riavviato il motore, che stimola una tirata ecumenica su ciò che accomuna il Bresciano (dove stanno suonando) e la Bergamasca (da cui provengono), sintetizzato nella triade «autostrada, polenta e casonsei».

La presenza di Max Pezzali tra il pubblico («È un po’ la nostra spiritual guidance») è stimolo per rivendicare di essere felicemente “provinciali”: a riprova scorrono immagini degli esordi, intro ideale all’orgogliosa «Bergamo», dove la dichiarazione d’amore per una ragazza è questa: «Sei bella come abitazione mia… migliori complimenti non ne ho». Il pezzo della notorietà e dell’ascesa mainstream («Ringo Star», a Sanremo 2020), prelude a un cambio di mood e, per un paio di pezzi, pure di cantante: è il tastierista Elio Biffi a salmodiare «Cancelleria», «una canzone bella incazzata» in cui, nonostante gli immancabili coretti, i PTN percorrono praterie rock, con gran dispiego di percussioni e assoli di chitarra e piccolo; quindi rende con trasporto «Freddie», dedicata ai “figli della luna”, con tanto di bella citazione classica.

Dopo una parentesi acustica («Scatole», «La storia infinita», «Bagatelle»), il sound indulge decisamente al pop, con echi dance e hip hop, tra compressioni da medley, digressioni culinarie («Verdura», «Sashimi»), dolci della abitazione («Scooby Doo»), bei nomi di donna («Irene», «Giulia»), ironici patriottismi («We Want Marò Back»), cover («Fermati a guardare» di Ernia), tributi struggenti («Lake Washington Boulevard», per Kurt Cobain). I bis di serata, «Tetris» e «Pastello bianco», sono accompagnati da una lunga ovazione.

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