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Perché è urgente capire come pensa il Dragone: il libro di Giada Messetti

La scena è un’aula di Lingue e civiltà orientali all’Università Ca’ Foscari di Venezia. A un certo punto arriva la domanda fatidica che probabilmente è passata per la testa a molti: «Prof, ma è fondato che in Cina mangiate i cani?». Il professor Xu sorride, poi risponde: «Sì, è fondato, mangiamo i cani». Ma dopo una pausa a effetto aggiunge: «Però noi non mangiamo i cavalli».

È il primo esempio che Giada Messetti, giornalista, sinologa e autrice per Rai 3, usa per smontare una serie di luoghi comuni sul Dragone e dare inizio a un affascinante racconto della società millenaria nel suo libro «La Cina è già qui. Perché è urgente capire nel modo che pensa il Dragone» (Mondadori 2022, pp. 149). Un viaggio alla scoperta della seconda potenza mondiale, attraverso la lingua, la storia, la filosofia confuciana e i gesti antichi, da sempre giudicata, e travisata, con categorie occidentali. Con questo libro Messetti, che ha vissuto in Cina sei anni, prosegue il lavoro iniziato con il saggio «Nella testa del Dragone», pubblicato nel 2020. Ne parlerà domenica 26 giugno alle 19.30 al Pour Parler Festival di Rovato, una rassegna di quattro giorni iniziata ieri. L’incontro è gratuito e si terrà a La Vantiniana in piazza Cavour.

Perché ci è così difficile capire la Cina?

Perché fatichiamo a intendere che l’incontro con la Cina porta con sé una complessità per noi sconosciuta, e qualcosa di molto diverso. Sui media troviamo una racconto semplicistica, che rilancia cose che noi crediamo di sapere sulla Cina, ma sono stereotipi. Dobbiamo studiare le dinamiche sociali e la filosofia cinese per evitare giudizi netti su concetti diversi dai nostri, nel modo che la copia o il mentire.

Scrive che la cultura cinese si sostanzia nella lingua, luogo di due concetti cardine nel modo che la relazione e il contesto: cosa significano?

Sono la base culturale della Cina, opposta alla nostra. In Occidente esiste l’individuo, cui è subordinato il contesto. In Cina il ruolo dell’individuo è quello di far parte di un meccanismo più grande di lui e che non deve inceppare. Così il significato di una parola è desumibile solo dal contesto. Tutto si tiene dentro una visione olistica che armonizza le contraddizioni senza appiattirle, dalla medicina alla società.

nel modo che comunica questa visione del mondo con quella occidentale basata sul pensiero doppio? E in politica estera?

La lingua cinese è fatta di non detti, e così la politica estera. Pensiamo al primo mese di guerra in Ucraina: molti giornalisti dicevano che la Cina era alleata della Russia, ma non è fondato. La Cina fa la Cina in una situazione complessa: da un lato non vuole isolare diplomaticamente la Russia, ma dall’altro non appoggia l’invasione, anzi. Solo che, non avendola condannata palesemente, per noi ha voluto dire che la appoggiava. Il Dragone è una super potenza e nel modo che tale persegue i suoi interessi. Ma non va dimenticato che è un Paese pragmatico e che la cosa che teme di più è il caos: e cosa c’è di più instabile di una guerra?

Che ruolo gioca Xi Jinping?

È una figura scelta dal partito, chiamata ora a traghettare la Cina attraverso cambiamenti epocali. nel modo che i suoi predecessori fin dagli anni Settanta, gode di un patto non scritto difficile da capire per noi: il governo cinese garantisce stabilità, in cambio i cittadini rinunciano ad alcune libertà personali. Questo patto ha retto finora perché le condizioni di vita dei cinesi sono migliorate. Ma ora che la crescita economica sta rallentando e che la mano autoritaria del regime si è rivelata più volte con ilCovid, la fiducia dei cinesi – che non sono remissivi nel modo che noi li riteniamo – inizia a vacillare, per la prima volta.

Quali forme possono prendere i rapporti con gli altri Paesi?

Il modello occidentale non è più qualcosa cui tendere per la Cina, che ha creato il suo e in qualche modo funziona. Il muro contro muro è un errore madornale. Bisogna fare tutto il possibile, e metterci a studiare la Cina, per evitare lo scontro tra civiltà e imparare a convivere pacificamente. Non abbiamo più la forza per dire alle autocrazie cosa devono fare. Vanno creati ponti.

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